Compagnia: TEATRO DELLA CLAVICOLA

Con: Elisa Manzaroli, Sara Bocchini, Michele Iodice, Sara Semprini, Donatella Andria, Enoch Marrella.

Michele Pazzini, Ognjen Tomic, Mattia Agatiello

Aiuto regia e costumi: Emanuele Serpentini

Regia, drammaturgia e allestimento scenico: Michele Pazzini

Fiabe per tutti , perché le fiabe piacciono a tutti, fanno sognare, fanno riflettere, non si dimenticano mai: una fiaba è per sempre. Ma allora cosa può accadere, se un giorno qualsiasi i personaggi delle più celebri fiabe decidono di ribellarsi al volere dei propri autori? E se Cenerentola e il Principe Azzurro fossero stanchi di vivere per sempre felici e contenti? Che potrebbe mai chiedere Capitan Uncino al Brutto Anatroccolo? Ricordiamoci che la fiaba è un racconto fantastico che attinge al meraviglioso, avendo come protagonisti esseri sovrannaturali (fate, folletti, streghe, lupi..) che si muovono, insieme agli altri personaggi, in un mondo di sogno. Non ha un proposito didascalico e moraleggiante: ha il fine in sé, nel piacere della narrazione, carattere o peculiarità che condivide col gioco. La fiaba nutre la fantasia, libera il pensiero divergente, dilata il limitato mondo dell'esperienza infantile, arricchisce lingua e vocabolario, soddisfa bisogni profondi di natura affettiva, affina il senso estetico, è iniziazione al culto del buono, del bello e del vero.

Da queste considerazioni è nato Che confusione! Storia di personaggi in fuga , un ironico viaggio attraverso fiabe e personaggi che, stanchi di ripetere le stesse cose ormai da decenni, hanno deciso di dare aria nuova alle loro vite, creando così nuove storie.

Lo spettacolo ha inizio con l'ingresso del primo spettatore nel teatro; i personaggi sono sparpagliati nel foyer, sulla cassa, negli anfratti nascosti che il luogo offre, in platea e sul proscenio inscenando da subito un coinvolgente gioco con il pubblico. All'apertura del sipario il pubblico può immergersi in quell'atmosfera da sogno che ogni fiaba sa regalare.

“Per due anni ho vissuto in mezzo a boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte a fianco del cavaliere, o con l'incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna dell'aquila e l'unghia del leone che servono a trasformarsi in animali. E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava ad essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo….quell'unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita”.

(Calvino, 1956, Fiabe Italiane).

 

 

 

 

 

 

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